Liliana Lensi

Liliana Lensi, mia nonna materna, è nata in Veneto, a Mestre, il 9 febbraio del 1927. È nata fuori dalla Toscana, per lo spirito imprenditoriale di sua mamma, Emma Bertelli, che, da giovanissima e insieme al marito, aveva provato a intraprendere un’attività di vendita di vino nella città veneta.

Dopo pochi anni dalla nascita di Liliana, la giovane famiglia (originaria di Vinci) decide di tornare in Toscana, dove Emma e Ugo erano radicati e dove aprono una bottega di alimentari a Spicchio, proprio di fronte al Ponte dell’Arno.

Grazie alla lungimiranza della mia bisnonna, Liliana può studiare all’Istituto Magistrale di Empoli e diventare maestra elementare: fatto già formidabile, questo, in un’epoca in cui solo i ricchi avevano le possibilità economiche per far studiare i figli.

Liliana si sposa giovanissima, nel 1950. Con suo marito Angelo Giusti, fattore della fattoria del Terrafino, va ad abitare a Santa Maria a Ripa. In seguito, Angelo fa costruire una bella casa sul Viale Giotto a Empoli (la strada statale 67).

Altrettanto giovanissima Liliana resta vedova, nel 1955 con una bambina di 4 anni, in seguito al drammatico suicidio del marito legato a motivi economici.

Dopo la tragedia familiare fece (nel 1955) il concorso magistrale, entrò a ruolo come maestra elementare e iniziò la sua carriera di insegnante.

Motivi e motivazioni per le quali si ritiene di presentare questa candidatura

L’insegnamento. Nonostante le vicissitudini drammatiche in seno alla famiglia (i pesanti debiti lasciati dal marito sono stati sanati da Liliana con l’aiuto della madre in un tempo di ben nove anni!) Liliana trova nel suo lavoro, nella vocazione per l’insegnamento e per l’educazione la forza di andare avanti, di emergere, di spiccare per acume e intelligenza.

Liliana Lensi ha fatto scuola a migliaia di bambini e bambine empolesi, in diversi plessi scolastici (Avane, Pagnana, Empoli, solo per citarne alcuni) negli anni ’50, ’60, ’70 quando la figura della Maestra rappresentava spesso, per tanti motivi, quella di una seconda madre. Non a caso, molti amici, colleghi, ex allievi e allieve, hanno continuato a chiamarla “la Maestra” per tutta la vita.

Una donna all’avanguardia, aperta di pensiero e di carattere, attenta agli altri, generosa e profonda, estremamente seria e costante negli impegni, elegantissima anche nella povertà, spiazzante per la sua battuta pronta e l’ironia.

Soprattutto una Maestra in tutto, capace di insegnare con l’esempio vero del fare senza ostentare.

Ha sempre considerato un dovere essere aggiornata nelle vicende del mondo contemporaneo, che cercava di portare nella sua attività didattica quotidiana, come si legge, per esempio, nel suo piano didattico per la scuola elementare di Avane, classe III A, 1972-1973 , dove parla dei fenomeni di migrazione interna (famiglie in arrivo nell’Empolese Valdelsa da altre regioni d’Italia), dell’impegno lavorativo dei genitori dei suoi alunni, dell’importanza di un insegnamento individualizzato per ciascun allievo o allieva, della possibilità di intavolare discussioni su vicende lette sui giornali o dibattute nelle trasmissioni televisive dell’epoca.

Il volontariato. Così era quando insegnava. Così era ugualmente nel suo impegno nel volontariato sociale e culturale, prima con il Circolo ricreativo culturale “La Scintilla” del quale è stata fondatrice e poi con l’avvio del Filo d’Argento Auser a Empoli, attività per le quali si è spesa per anni con spirito d’iniziativa e concretezza, ricoprendo anche cariche a livello di direttivo, contribuendo fattivamente alla nascita di attività poi divenute costante momento di ritrovo e socializzazione per il mondo della Terza Età dell’Empolese Valdelsa. Tra le tante, citiamo il pranzo solidale una volta a settimana presso il centro Coop di via della Repubblica, la “ginnastica dolce” al Palazzo delle Esposizioni due volte a settimana, fino agli “Incontri culturali del Lunedì”, momenti di studio e dibattito con esperti del mondo dell’arte e della cultura locale, importanti per mantenere la mente allenata anche in età matura.

Attenta agli altri. Fino alla fine. Liliana era convinta socia AIDO e donatrice di organi. Colta da malore improvviso nel marzo 2003 (emorragia cerebrale, subito ricoverata in rianimazione all’ospedale San Giuseppe di Empoli, poi all’Ospedale Le Scotte di Siena), ha potuto donare – all’età di 76 anni – il fegato (trapiantato a un giovane di 26 anni di Modena), i reni, andati a due giovani persone di Siena, le cornee e molti tessuti. I medici ci hanno detto che anche i suoi polmoni e il suo grande cuore sarebbero stati idonei per il trapianto, ma non sono stati espiantati solo per motivi anagrafici, in quanto il limite per il dono è di 75 anni. Come nell’aspetto esteriore, dunque, anche i suoi organi interni dimostravano dieci anni in meno.

Agnese Fedeli