Angelina Fulvia Di Santo. Angelina è il nome scelto dal padre, originario del sud in onore della nonna paterna, ma la madre volle battezzarla con il nome di Fulvia, come la nota attrice dell’epoca, Fulvia Franco. E così per tutti è sempre stata Fulvia. Era una cittadina di Empoli e questa appartenenza la inorgogliva e difficilmente potremo parlare di lei senza un rimando alla sua città. Figlia di operai meridionali, vive all’interno di una famiglia semplice ma è fermamente determinata a intraprendere una brillante carriera scolastica, frequentando le scuole superiori cittadine. Giovanissima approda all’UDI (associazione femminista di promozione politica, sociale e culturale) dove diventa attivista. Fulvia cresce con il pensiero rivolto verso i diritti specialmente quelli delle donne, guarda avanti e, già in tenera età, intravede la trasformazione: anche a Empoli alla fine degli anni ’60 le confezioni si erano trasformate in fabbriche e molte donne da lavoranti a domicilio erano diventate lavoratrici interne e l’U.D.I. chiede servizi come gli asili nido e le scuole materne per venire incontro alle nuove esigenze del mondo femminile. Fulvia inoltre nel suo percorso di vita si batte a favore del divorzio, a favore dell’aborto a difesa della scelta della donna di poter decidere sul proprio corpo, contro le disuguaglianze di genere, le disparità economiche, la valorizzazione della donna e del femminile, a difesa di quella che oggi si può definire cogenitorialità e dell’equa distribuzione del carico emotivo familiare.
Impegnata politicamente, diventa la prima presidente donna della Sezione Soci della Coop e prima donna membro del Consiglio di Amministrazione di Unicoop Firenze.
A venti anni si iscrive alla Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze e al termine dei suoi studi accademici in Pedagogia elabora una tesi sull’UDI e l’educazione degli adulti, perché, secondo Fulvia, il diritto all’istruzione doveva essere un diritto per tutti. Dopo il conseguimento della laurea arriva il matrimonio con il fidanzato di sempre, Dario, padre dei suoi due adorati figli Claudia e Claudio, ai quali lascia un’eredità di valori e buone prassi di rispetto, etica, riflessione critica, curiosità e lealtà.
Non ancora laureata (si laurea nel 1973) inizia la sua attività presso il centro spastici di Empoli a Villa Masoni e Fulvia si adopera subito per realizzare il loro inserimento sociale, per far riconoscere i loro diritti sperimentando esperienze di vita non segregata. Sotto la sua guida vengono organizzate le prime uscite, i primi inserimenti nelle scuole pubbliche, il primo soggiorno in un albergo a Rimini per dimostrare ai genitori e agli altri operatori che era possibile soggiornare anche in luoghi non esclusivamente riservati a persone con disabilità. Fulvia ha sempre rivendicato il diritto di integrazione delle persone con disabilità ad essere integrate nella società, e non discriminate, a cominciare dalla scuola pubblica.
Quando viene istituito l’Albo degli Psicologi e vengono aperte le Unità Operative di Psicologia Fulvia, per titoli e meriti, diventa Dirigente di 2° livello, una “primaria”, come poi è stata chiamata, incarico che terrà con fermezza e determinazione fino al termine della sua valorosa carriera.
Darà un contributo essenziale per l’organizzazione della nascente struttura sanitaria in un’ottica riformista con attenzione ai bisogni sanitari, sociali e psichici. Il suo impegno nei Consultori lo porta avanti in modo innovativo, occupandosi della sessualità individuale e di coppia, della prevenzione delle malattie legate all’apparato genitale, cercando di rendere le donne protagoniste delle loro scelte, ma soprattutto si prodiga affinché i vari operatori (Psicologi, Ostetriche, Ginecologi) avessero un linguaggio comune e condividessero i diversi punti di vista, gettando insomma le basi delle future equipe di professionisti.
Infine ha affrontato anche la morte, a soli cinquantuno anni, con lo stesso coraggio e realismo con cui ha affrontato la vita. Fulvia era una combattente sia fossero le sue idee da affermare sia che fosse il dolore che la malattia le dava, amava profondamente la vita, ma amava molto anche le persone, soprattutto quelle più fragili e indifese, senza distinzioni.
Corti Claudia, Falaschi Erica, Aretini Alda, Fluvi Alberto, Pubbliche Assistenze Riunite Di Empoli, Capecchi Marco, Bianchi Rossana, Del Vivo Patrizia, Bartalucci Piero, Alfaioli Luisa, Paci Carla, Martini Francesca