Naire è nata a Empoli il 9 marzo 1956 in una famiglia di agricoltori (è nata prematura mentre nevicava). Il nome Naire è stato scelto dal padre, perché nel suo paese natale si chiamava così una signora molto buona che gli era rimasta impressa, il significato del nome è Elefante e Naire andava molto fiera del suo nome e del suo significato, forse perché era diverso, inusuale.
È cresciuta nella campagna empolese insieme ai genitori, il fratello minore Mauro e i nonni paterni. Era molto affezionata alla nonna Maria che era una donna molto determinata e da quanto ci raccontava era un suo esempio di vita. Ha frequentato le scuole a Empoli, diplomandosi al professionale. Ha poi studiato come assistente sociale all’università di Firenze ed iniziando a lavorare come assistente sociale nel 1981 in Valdelsa. Quando era molto piccola rischiò di essere travolta da un carro, fu salvata dalla vacca che lo trainava che testardamente si rifiutò di muoversi. Ha sempre lavorato anche durante la scuola, come baby sitter, come cameriera a Roma dai parenti che gestiscono un ristorante in Trastevere e come aiuto nell’azienda agricola di famiglia. Ha imparato a cucinare molto molto bene per la gioia degli amici oltre a sviluppare un buon senso estetico riversato nel disegno, negli abiti, nella sua casa e nella fotografia. Amava la buona cucina, “fermatevi ma non ho niente” e si mangiava da re e regine.
Naire era una donna gentile e accogliente, assistente sociale competente e sensibile, attenta nei confronti delle persone. Ha sempre lavorato con impegno e dedizione, senza mai vantarsi dei sui successi, ha lasciato che altri si prendessero merito dei risultati da lei raggiunti. Ha sempre dimostrato coraggio di esprimere con gentilezza le proprie idee contro le ingiustizie verso i più deboli.
Perseguiva e sosteneva con tutta la sua forza l’idea di pace fra i popoli e la civile convivenza, affermando a gran voce ” il mondo è di tutti”, “nessuno può salvarsi da solo”. Mai essere saccente ma portare avanti comunque piste nuove nel suo lavoro e sul territorio col volontariato e con gli amici, tre aspetti che si arricchivano reciprocamente. Una presenza discreta, mai urlata, ma mai, proprio mai, scontata. Aveva il dono di portare con forza e umiltà le sue idee e i suoi valori, senza imporli ma senza neanche restare indietro nel porli sul tavolo e farli dialogare con quelli degli altri.
Naire ha rappresentato proprio questo: la capacità di rimanere se stessi, senza infingimenti ma anche senza perdere l’occasione di confrontarsi con gli altri, anche i più diversi da lei.
Una capacità non scontata e tanto più importante in un periodo come quello che viviamo. Naire era un punto di riferimento per le situazioni più diverse e più difficili una sorta di internet vivente che rispondeva alle chiamate anche nel cuore della notte. Una certezza: c’era sempre.
Naire ha collaborato e contribuito al cambiamento culturale della comunità in cui viveva e lavorava da sempre, occupandosi di progetti volti all’integrazione e all’inclusione sia della popolazione con disabilità che della popolazione migrante. Ha combattuto contro ogni forma di “etichetta”, “stigma”, “pregiudizio”, “razzismo”. Impegnandosi in prima persona, era quella che può definirsi “nodo” della rete territoriale della comunità empolese; sempre al fianco di chi le chiedeva aiuto fosse un singolo, una famiglia, un gruppo, un’istituzione, un servizio, lei riusciva ad interconnettere le persone e le risorse giuste per raggiungere l’obiettivo. Naire ha avuto sempre una grandissima fede interiore oltre che nella religione una grande fede nell’essere umano. e nelle sue possibilità. Chi l’ha conosciuta o solo incontrata ha un ricordo indelebile di lei e della sua forza con cui in silenzio e senza grandi clamori è riuscita ad aiutare tantissime persone.
Naire svolgendo il lavoro di assistente sociale è da sempre stata coinvolta con grande impegno nel settore dei Servizi Sociali; ha collaborato a livello aziendale alla nascita di strumenti valutativi per il riconoscimento di certificazioni di disabilità (legge 104/92) e avviamento al lavoro (legge 68/99). Le attività pionieristiche svolte da Naire nell’inserimento scolastico (preformazione) e lavorativo dei disabili, iniziate fin dal 1981nella Valdelsa e poi nell’Empolese sono state sperimentazioni poi divenute prassi con la crescita dei servizi sociali del territorio dell’attuale ASL Toscana Centro.
Ha poi creduto fortemente nella rivoluzione ideale e concreta della Legge 68/99 legge che mette la persona disabile al centro non più come un “obbligo” o un carico per le imprese ma come un’opportunità partendo dall’analisi delle capacità e dalle competenze di lavoratori diversamente abili. Verso la fine degli anni 70, tramite un’amica e compagna di studio, Naire conosce il Movimento dei Focolari. Negli anni seguenti, Naire non si è risparmiata nell’animare gruppi di giovani adolescenti accompagnandoli sia durante l’anno, che nel periodo delle loro vacanze estive in esperienze di condivisione e approfondimento della vita del Vangelo come quelle vissute nelle giornate internazionali della gioventù (GMG)
Inoltre, data la sua sensibilità e passione al “bene sociale” come membro dell’AMU (Associazione Mondo Unito del Movimento dei focolari) partecipa a iniziative dell’ONG, Uno dei suoi impegni nel territorio empolese sono la partecipazione attiva al Tavolo internazionale della Cooperazione Empolese e sempre come AMU all’ Associazione Mediterraneo siamo noi.
Naire aveva un amore incondizionato per gli animali in particolare per i gatti, l’ultimo si chiamava Ago era sempre alla ricerca di qualche famiglia per i cuccioli o trovatelli. Non si è mai sposata e non ha mai avuto figli. Come diceva lei “non per scelta” ma “perchè è andata così”. Il suo amore per i giovani e i bambini ha trovato il modo di donarlo oltre che con la sua professione anche attraverso il volontariato con i Focolarini partecipando alle giornate della gioventù e ospitando ragazzi da tutto il mondo.
Era un concentrato di bontà ed energia in poco più di un metro e sul fatto di essere piccolina ci scherzava sempre ed era un continuo prendersi in giro con il suo amico Luca altissimo.
Donna di grande fede con i piedi ben piantati per terra amava molto la fotografia in particolare amava fotografare la luna. Amava molto viaggiare.
Aveva una sorta di sesto senso riusciva a capire che non stavi bene anche quando eri lontano. Se eri un giù di morale, delusa, capitava che dal niente, anche ad ore insolite, ti arrivava una sua telefonata che ti riemetteva sulla giusta strada- Le piaceva la tecnologia ma era molto “imbranata”, era sempre al telefono ma se avevi bisogno per qualche congiunzione astrale trovavi il suo telefono libero.
Sempre e comunque in ritardo perchè aveva trovato qualcuno da ascoltare.
Non trovava mai quello che le serviva anche se lo aveva sotto il naso. Una volta arrivò al lavoro di fretta non trovava l’agenda e nel cercarla nella borsa (le aveva enormi) tirò fuori il telecomando della TV che aveva preso al posto del telefono.
Un suo collega diventato nel corso degli anni un carissimo amico la vide arrivare per la prima volta (ovviamente in ritardo) ad un convegno e nonostante la bassa statura sbattere nella trave di una porta e da lì dirsi “questa la devo conoscere”
Non so quale colore preferisse ma sicuramente i colori pastello anche se il nero “Sfina”
Era sempre ordinata ed elegante, aveva buon gusto anche se al primo caffè o pasto riusciva sempre a macchiarsi
Aveva un gran dono sapeva ascoltare e non l’ho mai sentita parlare male di qualcuno.
Ultimo suo progetto la tenda per la Pace.
Una grande donna che sabato 9 marzo avrebbe compiuto 68 anni e che i suoi amici sicuramente festeggeranno.
Naire ci ha lasciato il 19 gennaio 2023.